Non ho il libro sottomano, ma diciamo che copre tutte le cime, maggiori e minori, torrette comprese, e tutti i collegamenti, direi monografia completa
[Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Nella fretta non avevo letto che i libri di De Zordi li conoscevi
Ecco quello sul Tre Pietre (o Piere)
http://www.campedel.it/schede/369042.PHP
Ecco quello sul Tre Pietre (o Piere)
http://www.campedel.it/schede/369042.PHP
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Ok, ma io volevo sentire il racconto dell'uscita finale...
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Aspettavo che qualcuno la chiedesse, esistendo già la relazione di zio mario non sapevo se interessasse.
Nei prossimi giorni mi ci metto, devo solo ricordare come caricavo le foto o trovare un nuovo modo.
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alessandro
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Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Se esiste un modo semplice che non costringa a perderci un sacco di energie e tempo, potrei postare anch'io qualche report (se mi ricordo ancora come si fa...
Ho percorso recentemente un itinerario in Lessinia abbastanza selvaggio nella sua semplicità, non relazionato da nessuna parte, nemmeno da zio Mario
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Se non hai terminato il limite, puoi caricarle direttamente nel forum. Oltre un tot invece si blocca.alessandro ha scritto: ↑mer giu 10, 2026 6:22 pmSe esiste un modo semplice che non costringa a perderci un sacco di energie e tempo, potrei postare anch'io qualche report (se mi ricordo ancora come si fa...)
Ho percorso recentemente un itinerario in Lessinia abbastanza selvaggio nella sua semplicità, non relazionato da nessuna parte, nemmeno da zio Mario![]()
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Il percorso

Cengia Zesarela
Ancora una volta in val Canzoi... in macchina ci stavo ripensando, ormai che il mistero è svelato mi sembra quasi di averlo percorso e a momenti cambiavo meta.
Ma ho bisogno di chiudere il cerchio, pur se del cerchio mi manca un solo pezzettino e so già qual è.
Parcheggio in basso, non è prestissimo ma è infrasettimanale e c'è solo una macchina oltre la mia.
Avevo pensato di parcheggiare davanti al ristorante-albergo ormai chiuso ma dall'anno scorso mi sembra che qualcuno ci abiti e allora perché dare fastidio? Qualche passo in più cambierà poco.
E invece vedo tavolini e ombrelloni nuovi, hanno riaperto, non ho voglia e tempo di andare a vedere, tiro dritto!
Percorro il lungolago, al bivio prendo a sinistra direzione bivacco Feltre, da un'apertura tra gli alberi vedo le pareti e il canalone dove andrò...quante volte le ho esplorate con lo sguardo cercando di capire dove fosse il passaggio e quanto mi sembra facile e scontato adesso che qualcun altro me l'ha indicato, ma come ho fatto a non vedere?!?!?
Arrivo sotto casa ai Frassen, intuisco e percorro anche cinquanta metri di vecchia mulattiera ormai scomparsa e sostituita dalla nuova stradina, oggi mi sembra di trovare cose che prima non avevo mai visto.
Mi alzo sul prato a destra della casera e anche qui per la prima volta sgorga dell'acqua da un tubo di ferro sempre trovato a secco.
Supero dei ruderi oltre i quali imbocco la vecchia mulattiera, permangono dei vecchi bolli rossi, tutto qui mi è familiare, oltrepasso qualche schianto e ritrovo la mulattiera, sulla sinistra una valletta e una sorgente e poi ancora schianti, enormi, insuperabili ma qui so, conosco tutto, mi alzo quasi verticalmente traversando verso destra, la pendenza cala, arrivo ad una paretina, ancora a destra e poi so che sopra ci sono cinque metri quadri di piano delimitati da uno schianto che si può superare arrampicandosi sui tronchi.
Le tracce degli animali invece stanno basse e infatti gli schianti sono invasi dai rovi, di qui non passo, torno giù e seguo gli animali.
Deve essere la prima volta che vengo in questa stagione, perchè i luoghi sono familiari ma le condizioni sono diverse, tanto che più su non vedo neppure l'inizio di una mulattiera che le altre volte seguivo e che mi spostava sulla sinistra idrografica del principale canale di riferimento.
Stavolta continuo a tenere il canalone sulla mia destra e salgo dritto per dritto, fino a sbattere la faccia sulla prima parete di roccia...guardo la traccia di zio mario, lui qui si infila diretto verso l'alto sfilando la paretina sulla sinistra, io invece preferisco guardare dove ho traversato l'altra volta, dalla destra riconosco la traccia di camosci che avevo seguito, la prendo e la seguo alzandomi verso sinistra, il cielo subito si apre a causa degli schianti ma anche perchè mi trovo subito alla base del vallone erboso che avevo tentato l'ultima volta.
Sul pendio erboso riconosco la forma della vecchia mulattiera che lo risaliva e che però tende a spostarsi verso sinistra mentre la traccia di zio mario corre alla mia destra, la seguo comunque.
Dopo venti metri uno schianto mi blocca, la lascio e mi sposto per prati verticali verso destra, verso il bordo del canalone che centralmente sprofonda con salti.
Stavolta mi sono spostato troppo a destra ma al posto di tornare indietro decido di salire verticalmente nonostante l'esposizione finché non sbuco su una traccia ben marcata, ci sono pure un paio di tagli.
Per curiosità discendo qualche metro, trovo altri tagli.
L'altra volta percependo il vuoto del canalone mi ero tenuto troppo a sinistra e la parte bassa del canale si allarga a prati, le tracce si diramano e si perdono.
Avessi fatto venti metri in più avrei trovato tagli e traccia.
Proseguo verso l'alto poi ancora una volta la perdo, continuo comunque l'ascesa stando sulla sinistra del canalone che ormai è costituito da fasce di prati intervallate da brevi saltini rocciosi, si deve raggiugere l'ultimo prato oltre il quale un salto di roccia impedisce il passaggio.
Supero le ultime roccette miste loppa e finalmente arrivo sulla traccia principale, ben marcata e anzi ben scavata; nonostante il tempo passato mantiene una certa impronta, segno forse che una volta era molto più ampia, chissà.
A destra prosegue verso un viaz impegnativo, io invece giro a sinistra.
Il sentiero corre sul bordo della bancata e non sta sul più tranquillo limitare della parete per risparmare qualche saliscendi a scapito dell'esposizione che in molti tratti risulta marcata.
In mezzo anche un passaggetto di secondo non difficile ma umido.
Si supera il secondo canale che taglia le bancate per arrivare poi al famoso covolo che risulta essere un tetto e non una vera e propria grotta, e a dei prati relativamente ampi da cui si apre la vista verso casera Alvis.
Ci si trova sopra l'omonima valle e qui il sentiero gira l'angolo...non avevo tutti i torti quando guardando la parete da distante non vedevo niente che la superasse direttamente, sostanzialmente il canalone permette di salire per immettersi sulla cengia che poi aggira le pareti per arrivare ai prati superiori.
La bancata prosegue, in corrispondenza di un vallone una traccia di camosci risale in esposizione un risalto sulla destra ma dalla cartina è ancora troppo presto per sbucare sui prati sommitali.
Lo supero, risalgo sulla bancata erbosa successiva che però si restringe finchè non arrivo in corrispondenza di alcuni alberi schiantati coperti da alte ortiche.
Mi arrampico sul ceppo e sulle radici del primo, provo a risalire il canalino da cui è caduto ma risulta troppo verticale e terroso, preferisco scendere dall'altra parte, recupero la traccia e mi accorgo che gli altri alberi hanno i rami tagliati in corrispondenza del sentiero, il primo forse andava scavalcato, boh.
Arrivo su uno spallone erboso, decido di salire verso destra ma dopo poco mi accorgo che più in alto una fascia di roccia impedisce la prosecuzione.
Scendo al punto di prima e ritrovo la traccia che invece scende verso la base di un secondo vallone, questo sembra essere quello giusto.
Una traccia di cervi lo risale sulla destra, la seguo e poi dove la vallecola si chiude un passaggio verso sinistra mi permette di accedere ai prati sommitali.
Molto più in alto vedo o intuisco il sentiero dei caserin, qui la relazione di zio mario dice di risalire zizzagando senza percorso obbligato i prati soprastanti fino a incrociare il sentiero CAI.
Dopo qualche metro mi sembra però che verso destra si sviluppi una mulattiera; per curiosità decido di seguirla, mi porta in corrispondenza di un canalino con acqua.
Forse la mulattiera prosegue dall'altra parte, chissà, ma la mia meta adesso è il col dei Bechi, perciò risalgo i prati tenendo il canale alla mia destra e vado a incrociare il sentiero poco dopo dei vecchi ruderi.
L'idea è di andare verso casera Cimonega visto il bel tempo e non scendere verso malga Alvis come ha fatto zio mario perchè il sentiero di quest'ultima risulta abbastanza noioso.
È un pezzettino che ho fame e sete ma preferisco rimandare il pranzo al Col, il punto più alto, perché a stomaco pieno non è bello ripartire in salita.
Quasi in prossimità del colle incrocio un paio di signori, mi chiedono dove sto andando, rispondo che arriverò al Col perché quello che volevo fare l'ho fatto e gli racconto il mio percorso.
Loro giustamente obiettano che ormai tanto vale arrivare al Feltre.
In verità era una meta a cui non volevo pensare perché da una parte significa rimandare il pranzo e dall'altra so che arrivato al Feltre avrei la tentazione di proseguire per il Piz di Sagron ma ho impegni a casa e per stare nei tempi dovrei rinunciare alla pausa pisolino.
Decido comunque di proseguire per il bivacco e di non lasciarmi tentare dalla cima che ho già fatto altre volte e aggiungerebbe poco all'uscita.
Arrivo al Feltre, visto il caldo e la sudata approfitto della fontana per lavarmi, l'acqua è pure calda e finalmente mangio e bevo, stamattina ho preso solo un caffè e ho bevuto pochissimo durante la salita.
Poi decido di scendere ai prati sulla piana sottostante per farmi una dormitina che non so perché non riesce.
Risalgo verso il letto del torrente al centro della piana, ho terminato l'acqua e ne sento il rumore.
Arrivato alla base delle rocce la trovo, vedo anche dei tubi di ferro, probabilmente una volta si rifornivano di acqua da questa fonte.
La pausa non è stata breve, nonostante il vento la giornata è magnifica, dispiace tornare.
Scendo alla casera sottostante, imbocco la traccia del vecchio sentiero CAI che taglia un pezzetto, poi più in basso altra scorciatoia ben più lunga e finalmente arrivo alla macchina.
Son soddisfatto, una bellissima giornata a conclusione di questa storia durata qualche anno e un mistero finalmento risolto.

Cengia Zesarela
Ancora una volta in val Canzoi... in macchina ci stavo ripensando, ormai che il mistero è svelato mi sembra quasi di averlo percorso e a momenti cambiavo meta.
Ma ho bisogno di chiudere il cerchio, pur se del cerchio mi manca un solo pezzettino e so già qual è.
Parcheggio in basso, non è prestissimo ma è infrasettimanale e c'è solo una macchina oltre la mia.
Avevo pensato di parcheggiare davanti al ristorante-albergo ormai chiuso ma dall'anno scorso mi sembra che qualcuno ci abiti e allora perché dare fastidio? Qualche passo in più cambierà poco.
E invece vedo tavolini e ombrelloni nuovi, hanno riaperto, non ho voglia e tempo di andare a vedere, tiro dritto!
Percorro il lungolago, al bivio prendo a sinistra direzione bivacco Feltre, da un'apertura tra gli alberi vedo le pareti e il canalone dove andrò...quante volte le ho esplorate con lo sguardo cercando di capire dove fosse il passaggio e quanto mi sembra facile e scontato adesso che qualcun altro me l'ha indicato, ma come ho fatto a non vedere?!?!?
Arrivo sotto casa ai Frassen, intuisco e percorro anche cinquanta metri di vecchia mulattiera ormai scomparsa e sostituita dalla nuova stradina, oggi mi sembra di trovare cose che prima non avevo mai visto.
Mi alzo sul prato a destra della casera e anche qui per la prima volta sgorga dell'acqua da un tubo di ferro sempre trovato a secco.
Supero dei ruderi oltre i quali imbocco la vecchia mulattiera, permangono dei vecchi bolli rossi, tutto qui mi è familiare, oltrepasso qualche schianto e ritrovo la mulattiera, sulla sinistra una valletta e una sorgente e poi ancora schianti, enormi, insuperabili ma qui so, conosco tutto, mi alzo quasi verticalmente traversando verso destra, la pendenza cala, arrivo ad una paretina, ancora a destra e poi so che sopra ci sono cinque metri quadri di piano delimitati da uno schianto che si può superare arrampicandosi sui tronchi.
Le tracce degli animali invece stanno basse e infatti gli schianti sono invasi dai rovi, di qui non passo, torno giù e seguo gli animali.
Deve essere la prima volta che vengo in questa stagione, perchè i luoghi sono familiari ma le condizioni sono diverse, tanto che più su non vedo neppure l'inizio di una mulattiera che le altre volte seguivo e che mi spostava sulla sinistra idrografica del principale canale di riferimento.
Stavolta continuo a tenere il canalone sulla mia destra e salgo dritto per dritto, fino a sbattere la faccia sulla prima parete di roccia...guardo la traccia di zio mario, lui qui si infila diretto verso l'alto sfilando la paretina sulla sinistra, io invece preferisco guardare dove ho traversato l'altra volta, dalla destra riconosco la traccia di camosci che avevo seguito, la prendo e la seguo alzandomi verso sinistra, il cielo subito si apre a causa degli schianti ma anche perchè mi trovo subito alla base del vallone erboso che avevo tentato l'ultima volta.
Sul pendio erboso riconosco la forma della vecchia mulattiera che lo risaliva e che però tende a spostarsi verso sinistra mentre la traccia di zio mario corre alla mia destra, la seguo comunque.
Dopo venti metri uno schianto mi blocca, la lascio e mi sposto per prati verticali verso destra, verso il bordo del canalone che centralmente sprofonda con salti.
Stavolta mi sono spostato troppo a destra ma al posto di tornare indietro decido di salire verticalmente nonostante l'esposizione finché non sbuco su una traccia ben marcata, ci sono pure un paio di tagli.
Per curiosità discendo qualche metro, trovo altri tagli.
L'altra volta percependo il vuoto del canalone mi ero tenuto troppo a sinistra e la parte bassa del canale si allarga a prati, le tracce si diramano e si perdono.
Avessi fatto venti metri in più avrei trovato tagli e traccia.
Proseguo verso l'alto poi ancora una volta la perdo, continuo comunque l'ascesa stando sulla sinistra del canalone che ormai è costituito da fasce di prati intervallate da brevi saltini rocciosi, si deve raggiugere l'ultimo prato oltre il quale un salto di roccia impedisce il passaggio.
Supero le ultime roccette miste loppa e finalmente arrivo sulla traccia principale, ben marcata e anzi ben scavata; nonostante il tempo passato mantiene una certa impronta, segno forse che una volta era molto più ampia, chissà.
A destra prosegue verso un viaz impegnativo, io invece giro a sinistra.
Il sentiero corre sul bordo della bancata e non sta sul più tranquillo limitare della parete per risparmare qualche saliscendi a scapito dell'esposizione che in molti tratti risulta marcata.
In mezzo anche un passaggetto di secondo non difficile ma umido.
Si supera il secondo canale che taglia le bancate per arrivare poi al famoso covolo che risulta essere un tetto e non una vera e propria grotta, e a dei prati relativamente ampi da cui si apre la vista verso casera Alvis.
Ci si trova sopra l'omonima valle e qui il sentiero gira l'angolo...non avevo tutti i torti quando guardando la parete da distante non vedevo niente che la superasse direttamente, sostanzialmente il canalone permette di salire per immettersi sulla cengia che poi aggira le pareti per arrivare ai prati superiori.
La bancata prosegue, in corrispondenza di un vallone una traccia di camosci risale in esposizione un risalto sulla destra ma dalla cartina è ancora troppo presto per sbucare sui prati sommitali.
Lo supero, risalgo sulla bancata erbosa successiva che però si restringe finchè non arrivo in corrispondenza di alcuni alberi schiantati coperti da alte ortiche.
Mi arrampico sul ceppo e sulle radici del primo, provo a risalire il canalino da cui è caduto ma risulta troppo verticale e terroso, preferisco scendere dall'altra parte, recupero la traccia e mi accorgo che gli altri alberi hanno i rami tagliati in corrispondenza del sentiero, il primo forse andava scavalcato, boh.
Arrivo su uno spallone erboso, decido di salire verso destra ma dopo poco mi accorgo che più in alto una fascia di roccia impedisce la prosecuzione.
Scendo al punto di prima e ritrovo la traccia che invece scende verso la base di un secondo vallone, questo sembra essere quello giusto.
Una traccia di cervi lo risale sulla destra, la seguo e poi dove la vallecola si chiude un passaggio verso sinistra mi permette di accedere ai prati sommitali.
Molto più in alto vedo o intuisco il sentiero dei caserin, qui la relazione di zio mario dice di risalire zizzagando senza percorso obbligato i prati soprastanti fino a incrociare il sentiero CAI.
Dopo qualche metro mi sembra però che verso destra si sviluppi una mulattiera; per curiosità decido di seguirla, mi porta in corrispondenza di un canalino con acqua.
Forse la mulattiera prosegue dall'altra parte, chissà, ma la mia meta adesso è il col dei Bechi, perciò risalgo i prati tenendo il canale alla mia destra e vado a incrociare il sentiero poco dopo dei vecchi ruderi.
L'idea è di andare verso casera Cimonega visto il bel tempo e non scendere verso malga Alvis come ha fatto zio mario perchè il sentiero di quest'ultima risulta abbastanza noioso.
È un pezzettino che ho fame e sete ma preferisco rimandare il pranzo al Col, il punto più alto, perché a stomaco pieno non è bello ripartire in salita.
Quasi in prossimità del colle incrocio un paio di signori, mi chiedono dove sto andando, rispondo che arriverò al Col perché quello che volevo fare l'ho fatto e gli racconto il mio percorso.
Loro giustamente obiettano che ormai tanto vale arrivare al Feltre.
In verità era una meta a cui non volevo pensare perché da una parte significa rimandare il pranzo e dall'altra so che arrivato al Feltre avrei la tentazione di proseguire per il Piz di Sagron ma ho impegni a casa e per stare nei tempi dovrei rinunciare alla pausa pisolino.
Decido comunque di proseguire per il bivacco e di non lasciarmi tentare dalla cima che ho già fatto altre volte e aggiungerebbe poco all'uscita.
Arrivo al Feltre, visto il caldo e la sudata approfitto della fontana per lavarmi, l'acqua è pure calda e finalmente mangio e bevo, stamattina ho preso solo un caffè e ho bevuto pochissimo durante la salita.
Poi decido di scendere ai prati sulla piana sottostante per farmi una dormitina che non so perché non riesce.
Risalgo verso il letto del torrente al centro della piana, ho terminato l'acqua e ne sento il rumore.
Arrivato alla base delle rocce la trovo, vedo anche dei tubi di ferro, probabilmente una volta si rifornivano di acqua da questa fonte.
La pausa non è stata breve, nonostante il vento la giornata è magnifica, dispiace tornare.
Scendo alla casera sottostante, imbocco la traccia del vecchio sentiero CAI che taglia un pezzetto, poi più in basso altra scorciatoia ben più lunga e finalmente arrivo alla macchina.
Son soddisfatto, una bellissima giornata a conclusione di questa storia durata qualche anno e un mistero finalmento risolto.
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Al centro della parete il canale da risalire per imboccare la cengia della Zesarela

Ai Frassen

Acqua

Il secondo canalone più a sinistra

L'inizio del canale principale

Bisogna raggiungere l'altezza di quella cengia

Meglio spostarsi a destra verso il centro

Ultimi balzi

Verso valle

Ormai quasi sulla cengia

Dalla parte opposta parte una cengia molto più difficile

In alto le pareti colano acqua

Vista verso il lago della Stua

La traccia prosegue ben marcata

Saltino di quasi secondo

I prati della malga Alvis e la casera

Il covolo della nonna, da qui si gira l'angolo

Risalita tra banche

Si intravedono le pareti sotto cui corre il sentiero CAI

Mi lascio tentare da questa pala verso destra

Direzione sbagliata perché poi le pareti chiudono il passaggio

Dalla parte opposta sbuco sul pendio giusto

Imbocco una vecchia mulattiera

Mi porta ad una canalina con acqua

Ai ruderi, poco più sopra mi riallaccio al sentiero

Ormai al passo del col dei Bechi, sotto Cimonega, di fronte il Feltre

Il col dei Bechi vero e proprio

Cascata intermedia dove mi rinfresco ma mi dimentico di bere

Bivacchi Feltre

Col dei Bechi visto dal Feltre

Vecchio tubo dell'acqua


Ai Frassen

Acqua

Il secondo canalone più a sinistra

L'inizio del canale principale

Bisogna raggiungere l'altezza di quella cengia

Meglio spostarsi a destra verso il centro

Ultimi balzi

Verso valle

Ormai quasi sulla cengia

Dalla parte opposta parte una cengia molto più difficile

In alto le pareti colano acqua

Vista verso il lago della Stua

La traccia prosegue ben marcata

Saltino di quasi secondo

I prati della malga Alvis e la casera

Il covolo della nonna, da qui si gira l'angolo

Risalita tra banche

Si intravedono le pareti sotto cui corre il sentiero CAI

Mi lascio tentare da questa pala verso destra

Direzione sbagliata perché poi le pareti chiudono il passaggio

Dalla parte opposta sbuco sul pendio giusto

Imbocco una vecchia mulattiera

Mi porta ad una canalina con acqua

Ai ruderi, poco più sopra mi riallaccio al sentiero

Ormai al passo del col dei Bechi, sotto Cimonega, di fronte il Feltre

Il col dei Bechi vero e proprio

Cascata intermedia dove mi rinfresco ma mi dimentico di bere

Bivacchi Feltre

Col dei Bechi visto dal Feltre

Vecchio tubo dell'acqua

Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Questi reports mi piacciono sempre!
Grazie per la condivisione!
Grazie per la condivisione!
"Quando saremo vecchi,
mi guiderai ai nostri antichi attacchi
e staremo lì a guardare in su".
(Dino Buzzati)
mi guiderai ai nostri antichi attacchi
e staremo lì a guardare in su".
(Dino Buzzati)