Storia di una valanga

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Breso
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Storia di una valanga

Messaggio da Breso »

Da 15 anni non facevo più uscite scialpinistiche. Non sono stato lì a contarli: semplicemente corrispondono all’età di mio figlio.
Tutt’al più qualche pellatina a bordo pista, giusto per mantenere l’idea del movimento. Avevo deciso che, tra tutti i rischi (ir)ragionevoli che si corrono normalmente, era giusto eliminare il rischio di finire sotto una valanga.
Ad un certo punto però ha cominciato a maturare un’idea: in occasione dei 50 anni, mi regalo un viaggio scialpinistico in Norvegia.
Quando c’erano andati i miei amici, io ero troppo squattrinato per unirmi. Poi ho accantonato l’idea.
Complice la crisi di mezza età, mi sono deciso: adesso o mai più!
Eh, però non ho più contatti con il gruppo di amici dell’epoca. E quindi, scatta la ricerca di una guida alpina che organizzi questo tipo di viaggi.
Fast forward a marzo: arrivo alle Lofoten, in compagnia di una guida alpina e altre 5 persone (un’ottima compagnia, tra l’altro). La mia prima volta con una guida, sono curioso.
Le premesse non sono buone: le temperature sono sopra lo 0, è prevista pioggia tutta la settimana, la visibilità è scarsa quando va bene. Ma abbiamo tutti voglia di sciare, quindi si va.

Due giorni dopo: la sera, in appartamento, mentre la nostra guida era fuori, uno dei ragazzi prende e legge il suo diario:

LOFOTEN GIORNO 1
STORE KVITTIND – 700m disl
Condizioni difficilissime
1. Rialzo termico
2. Pioggia – neve a 200 m BAGNATA
3. Visibilità 0
Distacco Valanga
2 Ragazzi entrati dentro ma rimasti semi-fuori
“non devi alzare l’asticella così ogni volta”


Inutile dire che uno dei due ero io.
Il peggiore incubo di uno scialpinista si era trasformato in realtà. I giorni successivi, mentre il resto del gruppo continuava con la sua attività, io sono rimasto a valle, a passeggiare, fare foto, e riflettere – e non ho ancora finito di farlo (riflettere in tendo, ché di passeggiate in Norvegia mi sono rotto il cazzo)

Pensiero 1: La sto facendo più grande di quello che è? In effetti sono stato trascinato solo una decina di metri, e sepolto solo fino a sotto le anche. Ci ho messo un po’, ma mi sono tirato fuori da solo. Non è successo niente

Pensiero 2: cazzo, nella vita ho fatto una decina di anni di attività scialpinistica. Gite facili, medie, difficili (poche in realtà). Sempre con un gruppo di amici, dopo un corso cai. Non è mai successo nulla. La prima volta che esco con una guida alpina, appena 2 ore e PAF!

Pensiero 3: Col cazzo che la sto facendo più grande di quello che è! Sono vivo per botta di culo. La valanga si è fermata subito. Sono riuscito a rimanere in verticale, con la testa fuori dalla neve. Per scavarmi fuori le gambe mi pareva di scavare sul cemento

Pensiero 4: Proprio qui in Norvegia doveva succedere. Qui, dove Luca è morto di freddo. Quella volta abbiamo fatto una colletta per comprare un telefono satellitare da prestare a chiunque lo chiedesse. Ha salvato Stefano in Groenlandia – poi però lui se ne è andato in Nepal. Immagina se io ora fossi stato travolto e rimasto sotto… sarebbe stata l’ottima chiusura di un cerchio di merda

Pensiero 4: ho voglia di tornare a sciare. Non ho ancora capito in che modo, ma so che quest’inverno lo farò. Ho già un po’ di idee in mente, vediamo quale riesco a mettere in pratica. Ma una cosa è certa: quest’anno si tirano fuori le pelli!
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giangi4
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Re: Storia di una valanga

Messaggio da giangi4 »

Non conoscevi l'ambiente e ti sei fidato di essere in compagnia di una guida, hai delegato la tua sicurezza ad un'altra persona.
Breso
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Re: Storia di una valanga

Messaggio da Breso »

giangi4 ha scritto: ↑mar set 01, 2026 5:49 pm Non conoscevi l'ambiente e ti sei fidato di essere in compagnia di una guida, hai delegato la tua sicurezza ad un'altra persona.
E' la prima cosa che mi ha detto mia moglie quando sono tornato a casa: non ti sei mai fidato delle guide :mrgreen:
Questo è uno degli elementi. C'entrano anche le dinamiche di gruppo, soprattutto tra sconosciuti: nessuno vuole essere il primo a dire "torniamo indietro"
La voglia di spingersi un po' più in là rispetto al solito, visto che è un viaggio che non si ripeterà facilmente.

Sono mille fattori: ad oggi l'unica certezza che ho è che non delegherò più la mia sicurezza ad altri. Morire per le conseguenze dei miei errori sarebbe stupido: per errori di qualcun altro, decisamente peggio.
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giangi4
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Re: Storia di una valanga

Messaggio da giangi4 »

Quasi tutti gli incidenti di montagna sono frutto di una catena di errori, la maggior parte dei quali se presi da soli non vengono neanche ritenuti errori.
Delegare qualcun altro secondo me è uno dei più pericolosi perché ti porta a staccare il cervello e l'attenzione anche sugli altri, ti mette nella condizione di proseguire nella catena senza neanche accorgersi di esserne dentro.
Bed
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Re: Storia di una valanga

Messaggio da Bed »

Breso ha scritto: ↑gio set 03, 2026 10:22 am Questo è uno degli elementi. C'entrano anche le dinamiche di gruppo, soprattutto tra sconosciuti: nessuno vuole essere il primo a dire "torniamo indietro"
Ma il dubbio ti era venuto?
Breso
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Re: Storia di una valanga

Messaggio da Breso »

Bed ha scritto: ↑lun set 07, 2026 6:17 am
Breso ha scritto: ↑gio set 03, 2026 10:22 am Questo è uno degli elementi. C'entrano anche le dinamiche di gruppo, soprattutto tra sconosciuti: nessuno vuole essere il primo a dire "torniamo indietro"
Ma il dubbio ti era venuto?
Sì, il dubbio c'era e i motivi per tornare indietro erano diversi: pioggia, neve pessima, discesa sicuramente non divertente, visibilità assente.
Non l'ho manifestato ad alta voce principalmente per due motivi: mi sono fidato del giudizio della guida, e non me la sentivo di fare il guastafeste durante la prima uscita con un gruppo di sconosciuti.
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