[Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
[Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
A caldo scrivo di un'uscita frutto di anni di ricerca con una cronologia un pò complicata.
I ricordi di quando e come sia iniziato tutto sono abbastanza nebulosi, quindi le date e i contenuti sono frutto di ricostruzioni approssimative.
Ai tempi di PM, penso verso il 2010, non so per quale caso, mi capita di messaggiarmi con una persona che mi racconta una storia.
Forse avevo fatto riferimento ad una uscita in val Canzoi e questa persona mi scrive che esiste un percorso che collega direttamente il fondovalle con i prati a 2000 metri sotto le pareti dello spallone sudovest del Sass de Mura.
Per chi non conosce la valle la descrivo brevemente.
In fondovalle la strada asfaltata arriva al lago artificiale della Stua.
Da qui partono tre sentieri principali, a destra un sentiero arriva all'altipiano dei Piani Eterni, dritti si va al bivacco Feltre, a sinistra si va a malga Alvis da cui poi, sforcellando l'omonimo passo, si arriva al rifugio Boz.
Un sentiero collega in quota il rifugio Boz al bivacco Feltre passando sopra pendii erbosi confinati verso il basso da pareti apparentemente inaccessibili, il sentiero fa parte dell'Alta Via 2 delle Dolomiti e si chiama sentiero dei caserin.
Tornando ai messaggi citati prima, quella persona mi racconta che c'è un percorso che sua nonna a 12 anni utilizzava per rifornire i falciatori quando facevano il fieno su quella fascia erbosa.
Quei messaggi a suo tempo purtroppo li persi e mi rimasero solo pezzetti di ricordi.
Ad esempio che se la bambina faceva tardi si fermava a dormire all'interno di un covolo lungo il percorso.
Un ricordo fondamentale era il punto di partenza cioè l'Alpe Palazza, una vecchia malga posizionata nei pascoli posti molto sopra la casa ai Frassen, un edificio del parco ristrutturato e disponibile per eventuali soggiorni, raggiungibile con breve deviazione dal sentiero che porta al bivacco Feltre.
Essendo un tracciato percorso da una bambina carica di viveri, immaginavo fosse quasi una mulattiera, magari in qualche punto franata ma nel complesso integra e probabilmente ancora utilizzata dai selvatici per spostarsi dal bosco al pascolo.
Passano gli anni, sarà stato il 2015, la storia mi ritorna in mente e decido di andare a vedere.
Sopra la casa ai Frassen trovo rapidamente la vecchia mulattiera, segnata anche in Tabacco, che mi porta all'Alpe Palazza. La mulattiera prosegue per poi cominciare ad imboscarsi. Dopo poco mi trovo i pantaloni coperti da zecche, ce ne saranno state una cinquantina per gamba, parecchio infastidito mando letteralmente a f..... l'uscita e me ne torno a casa.
Passa ancora qualche anno, nel 2019 decido di riprovarci, torno alla casa ai Frassen e la situazione è cambiata, Vaia ha colpito l'area poco sopra cancellando la vecchia mulattiera, impossibile passare. Ricordando la direzione cerco comunque di risalire verso le pareti soprastanti tenendomi sul bordo di un canale alla destra degli schianti principali.
Tracce non ce ne sono ma con qualche acrobazia riesco a salire incrociando un paio di volte i resti della mulattiera.
Nella parte alta mi sposto ancor più verso destra dove ci sono meno alberi caduti, arrivo ad una fascia erbosa sotto le pareti, esplorandola trovo un taglio, immagino sia una traccia del percorso che cerco e se la mulattiera viene su da sinistra, questo taglio mi indica che il percorso prosegue verso destra. Mi sposto quindi ancor più a destra, passo la testa di un breve ma esposto vallonetto erboso e trovo un piccolo covolo a guisa di nido d'aquila.
Il posto mi sembra un pò pericoloso per una dodicenne ma potrebbe anche essere il famoso ricovero.
Il tempo non è dei migliori e torno a casa con la convinzione di essere sulla pista giusta.
Trascorre un altro anno e decido di riprovarci, scelgo ancora una volta una giornata incerta, visto che quelle belle preferisco riservarle a uscite più lunghe e definite.
Ripercorro lo stesso percorso dell'altra volta e mi ritrovo alla grotta.
L'altra volta avevo visto un canale sulla sinistra del covolo che poteva sembrare buono, mi alzo una decina di metri e poi diventa alpinistico, decido quindi di osservare la prosecuzione dal basso, in alto forse si raccorda con qualche cengia ma fossi nel posto giusto ci sarebbe qualche traccia di vecchia attrezzatura.
Torno al grottino e provo a spostarmi alla sua destra, faccio una decina di metri in grande esposizione immaginando che parte del percorso possa essere franato ma non vedo possibilità di prosecuzione.
Decido di provare a traversare un pò più in basso del grottino, scendo a lato del canale ma ancora niente.
A questo punto mi sposto per un centinaio di metri dalla parte opposta lungo i prati sotto parete verso sinistra, non trovo ne tagli ne ometti ne tracce, ancora una volta torno a casa con le pive nel sacco.
Se un percorso c'è, il grottino non c'entra niente, è una falsa pista, mi rimangono due possibilità, spostarsi ancor più verso sinistra sottoparete nell'area degli schianti oppure il percorso si articola sulle pareti molto più a destra. Abbastanza in basso percorro orizzontalmente anche una traccia di vecchia mulattiera che avevo visto salendo, prima che si perda arrivo ad un roccione dove trovo i resti di una falce o di un piccone, non ricordo esattamente cosa, li lascio infilzati nella roccia e per oggi basta.
Un altro anno e torno sempre sullo stesso percorso, torno alla roccia col piccone che però adesso non c'è più, qualcuno se l'è portato via, esploro un paio di tracce verso destra, le seguo finché non scompaiono non trovando neanche un taglio, alzandomi arrivo ancora una volta al grottino, esploro una protuberanza rocciosa, scendo lungo la destra orografica del canale che normalmente risalgo sulla sinistra orografica. Durante la discesa seguo varie tracce ma nessuna sembra buona, torno ancora a casa.
Passa un anno, torno, questa volta con l'intenzione di arrivare sempre sotto parete e esplorare verso sinistra, se a suo tempo c'era un passaggio spero di incrociarlo prima o poi.
Quinta esplorazione.
Col solito tragitto arrivo sotto parete e comincio a spostarmi verso sinistra, attraverso prati, tratti alberati e tratti schiantati.
Incrocio un bel canale, lo risalgo, le pareti incombono, sto sulla sinistra perché a destra il canale sprofonda, la situazione mi sembra peggiorare, ogni tanto anche qualche goccia di pioggia, nessun taglio nessun ometto, mi sembra impossibile non ci siano, torno giù e continuo sottoparete verso sinistra.
Arrivo sul bordo di una grande frana sulla val Alvis che divide i due costoni dell'Alpe Palazza e della malga Alvis.
Costeggio il bordo della frana scendendo finché non trovo la possibilita di traversare il fondo della valle.
Sull'altro versante trovo i resti di una vecchia mulattiera, forse risale sulla destra orografica per poi più in alto rispostarsi sulla sinistra orografica e infatti per un paio di volte dove trovo dei bivi scelgo sempre quello di destra nella vana speranza sia quello giusto ma ogni volta vengo deluso.
La mulattiera principale risale invece verso malga Alvis poi termina, si trasforma in sentiero e nell'ultima parte in traccia di animali che risale un costone finché sbuca nei prati di malga Alvis.
Pioviggina, mi rifugio nella malga, penso che questa sarà l'ultima esplorazione, forse ricordo male, forse la bambina dalla Palazza andava all'Alvis e da lì ai prati chissà.
Ormai rassegnato, l'anno scorso faccio un'uscita con un'amica, come meta una cimetta sopra malga Ciapela, ci fermiamo sull'anticima a mangiare, ci raggiunge una coppia che si ferma a chiaccherare.
Lui è dalle parti della Val Canzoi, forse gli parlo della mia esplorazione, gli accenno dei messaggi col racconto della bambina, lui sorride e mi dice che forse la persona con cui avevo messaggiato è proprio lui, che il passaggio c'è.
Perdo il colpo di chiedergli un contatto e loro partono verso la cima.
Sono troppo meravigliato, troppo dubbioso, troppo scettico, nella mia testa ormai il percorso diretto non esiste, troppe esplorazioni, penso che quel sorriso fosse più canzonatorio che altro, troppe coicidenze per non essere uno scherzo burlone.
Rimane il dubbio ma contatti non ne ho e non saprei comunque per dove proseguire le esplorazioni.
Fine dall'anno scorso, mi capita sotto mano una relazione di wikiloc del solito Zio Mario, guardo la cartina e capisco subito che è quella.
Fa parte di un percorso più articolato, ma a me interessa solo quello che lui chiama il Viaz della Zesarela, scrive di averne letto la relazione sul secondo libro di De Zordi.
Il libro devo averlo anche sfogliato un paio di volte, purtroppo per quanto mi riguarda questo e quello prima che posseggo li trovo illegibili, per cui ironia della sorte la relazione mi è passata sotto gli occhi e non me ne sono accorto.
Mi salvo la relazione di Zio Mario e finalmento ieri l'ho percorso, dopo dieci anni di ricerca si conclude una storia che pensavo fosse già finita.
I sentimenti sono contrastanti, un pò di dispiacere per non aver trovato autonomamente il percorso, tanto più che confrontando la traccia della mia ultima esplorazione mi sono fermato a una ventina di metri dalla soluzione del rebus, il canalone era giusto, poco più sopra avrei trovato la traccia a terra e i tagli.
Il dispiacere di cercare qualcosa e che sia qualcun altro ad indicartelo ma in fondo non è quello che capita con le relazioni? Si ripercorre ciò che altri hanno trovato o ritrovato.
Però anche una certa felicità, anche avessi trovato i tagli non so se avrei imbroccato la cengia giusta, non avevo relazioni e dalla parte opposta al viaz della Zesarela parte un altro viaz molto più esposto.
Felicità perche avevo comunque rinunciato, non avrei fatto altre esplorazioni, sarebbe rimasto un punto di domanda.
E felicità perchè mi è piaciuto.
Forse qualcun altro percorrendolo potrà trovare la prima parte di risalita accanto agli schianti una gran rottura ma per me che ci sono stato tante volte è semplicemente un posto familiare e sono rimasto piacevolmente colpito dalle tracce di cervi che ormai attraversano la zona e che prima non esistevano.
La parte in alto l'ho trovata molto bella con una conclusione che potrei dire scontata ma tanto soddisfacente ed esteticamente sempre eccezionale, specialmente in una giornata soleggiata come ieri.
Certamente una gran sfaticata, fino alla cengia si sale sempre dritto per dritto, poi una cengia dove la traccia corre più sul bordo che sotto roccia dove resti sempre in tensione con un passaggio finale fastidioso a causa dello schianto di un albero e poi un"altra risalita su prati molto pendenti per recuperare il sentiero CAI.
Se a qualcuno interessa, potrei anche raccontare l'uscita finale.
I ricordi di quando e come sia iniziato tutto sono abbastanza nebulosi, quindi le date e i contenuti sono frutto di ricostruzioni approssimative.
Ai tempi di PM, penso verso il 2010, non so per quale caso, mi capita di messaggiarmi con una persona che mi racconta una storia.
Forse avevo fatto riferimento ad una uscita in val Canzoi e questa persona mi scrive che esiste un percorso che collega direttamente il fondovalle con i prati a 2000 metri sotto le pareti dello spallone sudovest del Sass de Mura.
Per chi non conosce la valle la descrivo brevemente.
In fondovalle la strada asfaltata arriva al lago artificiale della Stua.
Da qui partono tre sentieri principali, a destra un sentiero arriva all'altipiano dei Piani Eterni, dritti si va al bivacco Feltre, a sinistra si va a malga Alvis da cui poi, sforcellando l'omonimo passo, si arriva al rifugio Boz.
Un sentiero collega in quota il rifugio Boz al bivacco Feltre passando sopra pendii erbosi confinati verso il basso da pareti apparentemente inaccessibili, il sentiero fa parte dell'Alta Via 2 delle Dolomiti e si chiama sentiero dei caserin.
Tornando ai messaggi citati prima, quella persona mi racconta che c'è un percorso che sua nonna a 12 anni utilizzava per rifornire i falciatori quando facevano il fieno su quella fascia erbosa.
Quei messaggi a suo tempo purtroppo li persi e mi rimasero solo pezzetti di ricordi.
Ad esempio che se la bambina faceva tardi si fermava a dormire all'interno di un covolo lungo il percorso.
Un ricordo fondamentale era il punto di partenza cioè l'Alpe Palazza, una vecchia malga posizionata nei pascoli posti molto sopra la casa ai Frassen, un edificio del parco ristrutturato e disponibile per eventuali soggiorni, raggiungibile con breve deviazione dal sentiero che porta al bivacco Feltre.
Essendo un tracciato percorso da una bambina carica di viveri, immaginavo fosse quasi una mulattiera, magari in qualche punto franata ma nel complesso integra e probabilmente ancora utilizzata dai selvatici per spostarsi dal bosco al pascolo.
Passano gli anni, sarà stato il 2015, la storia mi ritorna in mente e decido di andare a vedere.
Sopra la casa ai Frassen trovo rapidamente la vecchia mulattiera, segnata anche in Tabacco, che mi porta all'Alpe Palazza. La mulattiera prosegue per poi cominciare ad imboscarsi. Dopo poco mi trovo i pantaloni coperti da zecche, ce ne saranno state una cinquantina per gamba, parecchio infastidito mando letteralmente a f..... l'uscita e me ne torno a casa.
Passa ancora qualche anno, nel 2019 decido di riprovarci, torno alla casa ai Frassen e la situazione è cambiata, Vaia ha colpito l'area poco sopra cancellando la vecchia mulattiera, impossibile passare. Ricordando la direzione cerco comunque di risalire verso le pareti soprastanti tenendomi sul bordo di un canale alla destra degli schianti principali.
Tracce non ce ne sono ma con qualche acrobazia riesco a salire incrociando un paio di volte i resti della mulattiera.
Nella parte alta mi sposto ancor più verso destra dove ci sono meno alberi caduti, arrivo ad una fascia erbosa sotto le pareti, esplorandola trovo un taglio, immagino sia una traccia del percorso che cerco e se la mulattiera viene su da sinistra, questo taglio mi indica che il percorso prosegue verso destra. Mi sposto quindi ancor più a destra, passo la testa di un breve ma esposto vallonetto erboso e trovo un piccolo covolo a guisa di nido d'aquila.
Il posto mi sembra un pò pericoloso per una dodicenne ma potrebbe anche essere il famoso ricovero.
Il tempo non è dei migliori e torno a casa con la convinzione di essere sulla pista giusta.
Trascorre un altro anno e decido di riprovarci, scelgo ancora una volta una giornata incerta, visto che quelle belle preferisco riservarle a uscite più lunghe e definite.
Ripercorro lo stesso percorso dell'altra volta e mi ritrovo alla grotta.
L'altra volta avevo visto un canale sulla sinistra del covolo che poteva sembrare buono, mi alzo una decina di metri e poi diventa alpinistico, decido quindi di osservare la prosecuzione dal basso, in alto forse si raccorda con qualche cengia ma fossi nel posto giusto ci sarebbe qualche traccia di vecchia attrezzatura.
Torno al grottino e provo a spostarmi alla sua destra, faccio una decina di metri in grande esposizione immaginando che parte del percorso possa essere franato ma non vedo possibilità di prosecuzione.
Decido di provare a traversare un pò più in basso del grottino, scendo a lato del canale ma ancora niente.
A questo punto mi sposto per un centinaio di metri dalla parte opposta lungo i prati sotto parete verso sinistra, non trovo ne tagli ne ometti ne tracce, ancora una volta torno a casa con le pive nel sacco.
Se un percorso c'è, il grottino non c'entra niente, è una falsa pista, mi rimangono due possibilità, spostarsi ancor più verso sinistra sottoparete nell'area degli schianti oppure il percorso si articola sulle pareti molto più a destra. Abbastanza in basso percorro orizzontalmente anche una traccia di vecchia mulattiera che avevo visto salendo, prima che si perda arrivo ad un roccione dove trovo i resti di una falce o di un piccone, non ricordo esattamente cosa, li lascio infilzati nella roccia e per oggi basta.
Un altro anno e torno sempre sullo stesso percorso, torno alla roccia col piccone che però adesso non c'è più, qualcuno se l'è portato via, esploro un paio di tracce verso destra, le seguo finché non scompaiono non trovando neanche un taglio, alzandomi arrivo ancora una volta al grottino, esploro una protuberanza rocciosa, scendo lungo la destra orografica del canale che normalmente risalgo sulla sinistra orografica. Durante la discesa seguo varie tracce ma nessuna sembra buona, torno ancora a casa.
Passa un anno, torno, questa volta con l'intenzione di arrivare sempre sotto parete e esplorare verso sinistra, se a suo tempo c'era un passaggio spero di incrociarlo prima o poi.
Quinta esplorazione.
Col solito tragitto arrivo sotto parete e comincio a spostarmi verso sinistra, attraverso prati, tratti alberati e tratti schiantati.
Incrocio un bel canale, lo risalgo, le pareti incombono, sto sulla sinistra perché a destra il canale sprofonda, la situazione mi sembra peggiorare, ogni tanto anche qualche goccia di pioggia, nessun taglio nessun ometto, mi sembra impossibile non ci siano, torno giù e continuo sottoparete verso sinistra.
Arrivo sul bordo di una grande frana sulla val Alvis che divide i due costoni dell'Alpe Palazza e della malga Alvis.
Costeggio il bordo della frana scendendo finché non trovo la possibilita di traversare il fondo della valle.
Sull'altro versante trovo i resti di una vecchia mulattiera, forse risale sulla destra orografica per poi più in alto rispostarsi sulla sinistra orografica e infatti per un paio di volte dove trovo dei bivi scelgo sempre quello di destra nella vana speranza sia quello giusto ma ogni volta vengo deluso.
La mulattiera principale risale invece verso malga Alvis poi termina, si trasforma in sentiero e nell'ultima parte in traccia di animali che risale un costone finché sbuca nei prati di malga Alvis.
Pioviggina, mi rifugio nella malga, penso che questa sarà l'ultima esplorazione, forse ricordo male, forse la bambina dalla Palazza andava all'Alvis e da lì ai prati chissà.
Ormai rassegnato, l'anno scorso faccio un'uscita con un'amica, come meta una cimetta sopra malga Ciapela, ci fermiamo sull'anticima a mangiare, ci raggiunge una coppia che si ferma a chiaccherare.
Lui è dalle parti della Val Canzoi, forse gli parlo della mia esplorazione, gli accenno dei messaggi col racconto della bambina, lui sorride e mi dice che forse la persona con cui avevo messaggiato è proprio lui, che il passaggio c'è.
Perdo il colpo di chiedergli un contatto e loro partono verso la cima.
Sono troppo meravigliato, troppo dubbioso, troppo scettico, nella mia testa ormai il percorso diretto non esiste, troppe esplorazioni, penso che quel sorriso fosse più canzonatorio che altro, troppe coicidenze per non essere uno scherzo burlone.
Rimane il dubbio ma contatti non ne ho e non saprei comunque per dove proseguire le esplorazioni.
Fine dall'anno scorso, mi capita sotto mano una relazione di wikiloc del solito Zio Mario, guardo la cartina e capisco subito che è quella.
Fa parte di un percorso più articolato, ma a me interessa solo quello che lui chiama il Viaz della Zesarela, scrive di averne letto la relazione sul secondo libro di De Zordi.
Il libro devo averlo anche sfogliato un paio di volte, purtroppo per quanto mi riguarda questo e quello prima che posseggo li trovo illegibili, per cui ironia della sorte la relazione mi è passata sotto gli occhi e non me ne sono accorto.
Mi salvo la relazione di Zio Mario e finalmento ieri l'ho percorso, dopo dieci anni di ricerca si conclude una storia che pensavo fosse già finita.
I sentimenti sono contrastanti, un pò di dispiacere per non aver trovato autonomamente il percorso, tanto più che confrontando la traccia della mia ultima esplorazione mi sono fermato a una ventina di metri dalla soluzione del rebus, il canalone era giusto, poco più sopra avrei trovato la traccia a terra e i tagli.
Il dispiacere di cercare qualcosa e che sia qualcun altro ad indicartelo ma in fondo non è quello che capita con le relazioni? Si ripercorre ciò che altri hanno trovato o ritrovato.
Però anche una certa felicità, anche avessi trovato i tagli non so se avrei imbroccato la cengia giusta, non avevo relazioni e dalla parte opposta al viaz della Zesarela parte un altro viaz molto più esposto.
Felicità perche avevo comunque rinunciato, non avrei fatto altre esplorazioni, sarebbe rimasto un punto di domanda.
E felicità perchè mi è piaciuto.
Forse qualcun altro percorrendolo potrà trovare la prima parte di risalita accanto agli schianti una gran rottura ma per me che ci sono stato tante volte è semplicemente un posto familiare e sono rimasto piacevolmente colpito dalle tracce di cervi che ormai attraversano la zona e che prima non esistevano.
La parte in alto l'ho trovata molto bella con una conclusione che potrei dire scontata ma tanto soddisfacente ed esteticamente sempre eccezionale, specialmente in una giornata soleggiata come ieri.
Certamente una gran sfaticata, fino alla cengia si sale sempre dritto per dritto, poi una cengia dove la traccia corre più sul bordo che sotto roccia dove resti sempre in tensione con un passaggio finale fastidioso a causa dello schianto di un albero e poi un"altra risalita su prati molto pendenti per recuperare il sentiero CAI.
Se a qualcuno interessa, potrei anche raccontare l'uscita finale.
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Ciao Giangi, li hai i libri di De Zordi? Non mi pare che quello che descrivi sia un giro presente in nessuno di quei due libri, ma se cerchi ispirazione...
http://www.campedel.it/schede/268674.PHP
https://www.libreriauniversitaria.it/se ... 5KukHNSL7C
Inoltre sono usciti due bei volumi specifici sul Trepietre:
https://edizioni.cierrenet.it/volumi/an ... ntagapito/
https://www.ancorastore.it/scheda-libro ... 03878.html
http://www.campedel.it/schede/268674.PHP
https://www.libreriauniversitaria.it/se ... 5KukHNSL7C
Inoltre sono usciti due bei volumi specifici sul Trepietre:
https://edizioni.cierrenet.it/volumi/an ... ntagapito/
https://www.ancorastore.it/scheda-libro ... 03878.html
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Ho il primo
Ma come ho scritto lo trovo illegibile, sta lì sullo scaffale.
Sul fatto che sul secondo ci sia la relazione della cengia, mi baso su quanto scritto da zio mario su wikiloc.
Ma come ho scritto lo trovo illegibile, sta lì sullo scaffale.
Sul fatto che sul secondo ci sia la relazione della cengia, mi baso su quanto scritto da zio mario su wikiloc.
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Ho dato un occhio agli altri due volumi che mi hai consigliato.
Il primo mi sembra più storico che escursionistico, dall'indice mi sembra riporti solo percorsi generici.
Dal secondo mi piacerebbe capire il contenuto, l'avevo gia visto ma bisognerebbe trovarlo in qualche libreria.
Tu li hai?
Il primo mi sembra più storico che escursionistico, dall'indice mi sembra riporti solo percorsi generici.
Dal secondo mi piacerebbe capire il contenuto, l'avevo gia visto ma bisognerebbe trovarlo in qualche libreria.
Tu li hai?
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
questa guida copre un settore piu ad ovest e piu' basso di quota, direi per escursioni autunnali ma fa sempre parte del gruppo delle vette
https://www.angelini-fondazione.it/prod ... o-schener/
anche zone assai selvagge

https://www.angelini-fondazione.it/prod ... o-schener/
anche zone assai selvagge
Let me in your hard heart, let me in your pub
-
alessandro
- Messaggi: 89
- Iscritto il: dom feb 04, 2024 5:19 pm
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Questo mi interessa (e non lo conoscevo...grazie Giorgiogiorgiolx ha scritto: ↑mer mag 27, 2026 1:35 pm questa guida copre un settore piu ad ovest e piu' basso di quota, direi per escursioni autunnali ma fa sempre parte del gruppo delle vette
https://www.angelini-fondazione.it/prod ... o-schener/
anche zone assai selvagge![]()
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Tra l'altro, curiosando tra le proposte di zio Mario
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Si si, li ho tutti, compreso quello sul Tavernaz/Totoga/Vederne (preso appena uscito), diciamo che si, all' atto pratico il libro sulla val di Sant' Agapito è molto storico con una appendice escursionistica, l' altro è più specifico. Li ho presi entrambi perché quando sarò in pensione e avrò tempo di leggerli potrò finalmente approfondire tutto quello che vedo durante le escursionigiangi4 ha scritto: ↑mer mag 27, 2026 12:09 pm Ho dato un occhio agli altri due volumi che mi hai consigliato.
Il primo mi sembra più storico che escursionistico, dall'indice mi sembra riporti solo percorsi generici.
Dal secondo mi piacerebbe capire il contenuto, l'avevo gia visto ma bisognerebbe trovarlo in qualche libreria.
Tu li hai?
I due di De Zordi sono effettivamente illeggibili e al limite dell' usufruibilita', ma tant'è, sono un collezionista compulsivo e se si tratta delle uniche pubblicazioni che trattano una determinata zona altrimenti non servita, mi turo il naso
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Quello del Trepietre, dimenticavo, l' ho preso alla Campedel
Re: [Val Canzoi] Percorsi ritrovati...da altri!
Cosa hai visto di bello?alessandro ha scritto: ↑mer mag 27, 2026 4:38 pm Tra l'altro, curiosando tra le proposte di zio Mariomentre cercavo di ricostruire il percorso di Giangi (a proposito, proprio bello il tuo racconto
) , ho notato un paio di proposte giusto a cavallo tra Vanoi e Cismon: in un'altra vita, magari mi ci metto
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In zona ho fatto il monte totoga dai vari versanti, qualcosa sul vallazza-vederna, il coppolo e anche un pò più sotto traversando da pugnai a bellotti e rientrando in parte per la via di schener, che però non ho mai percorso integralmente.