Ma i bivacchi servono ancora?

Scripta manent bit magari no
giangi4
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Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da giangi4 »

Certo, non mi riferisco a quelli sulle Alpi Occidentali — un ambiente che non frequento e non conosco — ma a quelli nelle Dolomiti. È una domanda che mi pongo spesso ultimamente, soprattutto da quando i social ne hanno snaturato il significato.

​È stato persino coniato un nuovo termine, bivaccata, che forse esisteva già prima ma che oggi assume un significato più forte e specifico: andare in bivacco a mangiare e bere con gli amici. Il bivacco come luogo per far baldoria sostitutivo di quelli tradizionali; il resto, ossia la montagna, non conta. Il percorso per arrivarci diventa solo una scusa per dare una valenza simbolica all'uscita, per poter dire «sono stato in un posto diverso» e, in un certo senso, per millantare un'esperienza esperenziale.

​Me l'ha chiesto un amico con cui in passato sono stato in bivacco per il motivo classico, cioè come punto d'appoggio durante un giro: mi ha domandato informazioni su una struttura perché vorrebbe portarci i colleghi di lavoro. Non solo per un'escursione, ma proprio a dormire. Saranno stati i social a sdoganare e a rendere attraente qualcosa che prima apparteneva solo agli appassionati di montagna?

​Boh, non lo so, ma certamente il modo in cui sono stati costruiti o ristrutturati gli ultimi bivacchi del CAI è significativo riguardo alla loro destinazione d'uso. E mi soffermo in particolare sulla qualità estetica di queste costruzioni.

​Se guardiamo il vecchio bivacco a semibotte — il classico modello Apollonio tipo Berti — vediamo un cubicolo funzionale: più letti possibili nel minor spazio possibile. La destinazione era l'emergenza o il riparo in quota; la comodità era relativa e l'estetica non veniva neanche presa in considerazione. Negli anni, piano piano, questi bivacchi sono invecchiati naturalmente, ma sono stati anche trascurati volontariamente: manutenzione inesistente, forse una mano di rosso ogni vent'anni. Nel complesso, le sezioni CAI che li possedevano li hanno abbandonati.

​Forse perché i motivi che avevano portato alla loro costruzione non ci sono più, forse perché, semplicemente, non servono più.

​Il modo di andare in montagna è cambiato, e con esso il modo in cui si presta soccorso. Una volta non esistevano i cellulari, non c'era l'elicottero del Soccorso Alpino, non c'erano le previsioni meteorologiche puntuali né i materiali moderni. Chi andava in montagna e si trovava nei guai doveva, almeno inizialmente, contare solo su se stesso. I soccorsi sarebbero arrivati molto tempo dopo: avvicinandosi il più possibile in fuoristrada e poi proseguendo a piedi con la barella. Proprio l'altro giorno un amico mi raccontava di quando, anni fa, aiutò i soccorritori a portare in cima una barella per una signora che era caduta e si era fatta male a una gamba... e chissà come li avevano avvertiti!

​Oggi si chiama comodamente col cellulare e in tempi rapidi arriva l'elicottero. La giornata tipo di chi va in montagna è cambiata: dal giorno prima si controllano il meteo e ci si attrezza di conseguenza, né più né meno. Le cartine cartacee o digitali ci mostrano chiaramente dislivelli e difficoltà; internet ci aggiorna quasi in tempo reale sulle condizioni del percorso; spesso possiamo leggere l'esperienza di chi c'è stato pochi giorni prima e guardare le foto dei versanti per valutarne lo stato. La nostra attrezzatura è sempre più leggera e performante, la gita è quasi sempre scontata, oserei dire programmata come una task lavorativa. Alcuni si fanno persino guidare dal GPS come fosse il navigatore dell'auto.

​Torniamo quindi al nostro caro vecchio bivacco, che in quest'ottica moderna non serve più. Ed ecco allora i nuovi bivacchi: più belli, più emozionali, d'impatto, con finestre panoramiche e nuove forme progettate da veri architetti. Tutta roba che non serve a niente se parliamo di emergenza, di soccorso o di necessità, ma che serve al "nuovo bivacchista", quello che appunto vuole portare a casa la experience! E l'evoluzione non riguarda solo il classico modello a semibotte, ma anche la vecchia casera, oggi trasformata nella nuova "baita di Heidi": bellissima, certo, ma sostanzialmente inutile alla montagna.

​Tempo fa sono passato per una di queste e dentro c'era il solito cartello CAI:
​«Il bivacco è un punto di appoggio non custodito, usufruibile liberamente e gratuitamente in autogestione per chi programma un itinerario impegnativo (o vie d'arrampicata), e in caso di emergenza per chi si trova in difficoltà a rientrare prima dell'imbrunire o per motivi di sicurezza.»
​Poi il caso vuole che su YouTube mi sia capitato di leggere i commenti a un video che lo riguardava: tra questi, una persona che ne aveva curato la ricostruzione ne sollecitava la frequentazione, lamentando al tempo stesso la negligenza di chi lo usava. Per la cronaca, vista la posizione, dubito che quella struttura possa servire all'alpinista, dubito serva per una traversata (manca pure l'acqua) e dubito serva per un'emergenza notturna, data la relativa vicinanza al fondovalle.

​Che la situazione sia ancora in evoluzione — combattuta tra vecchie e valide ragioni e usi nuovi ma un po' superficiali — è dimostrato da tante piccole situazioni spesso in contrasto tra loro. Sempre in questi giorni sono passato per un nuovo bivacco a casetta, neppure indicato sulle carte. Nessuna tabella esterna ne indicava l'uso; solo nel libretto, quasi nascosto, ho trovato la scritta «riparo e sosta libera», seguita da un pensiero interessante:
​LA BAITA CI TIENE ALLA SUA PRIVACY.
NO FACEBOOK
NO YOUTUBE
INTERNET ETC...
PER POTER RIMANERE A DISPOSIZIONE DI CHI VERAMENTE APPREZZA QUESTE MONTAGNE E I LORO SILENZI.
GRAZIE.
​È la richiesta di chi vive la montagna ancora in maniera romantica e non vorrebbe vederla trasformata in una specie di bar.

​E poi c'è il CAI (o alcune sue sezioni) che, in totale antitesi con l'estetica sofisticata dei nuovi bivacchi, li svuota di ogni arredamento giustificando fariseicamente l'uso della parola "emergenza". Come se fosse difficile portarsi un materassino da 500 grammi assieme al bottiglione di vino da 5 litri! ...E rimane sempre il dubbio se quel bivacco serva davvero all'emergenza.

​Per non parlare della risposta — un po' ipocrita e autorivelatrice — di un noto YouTuber a questo sottofondo di critiche. Dopo aver sponsorizzato con i fatti le "bivaccate", vorrebbe oggi sdoganarne l'uso stabilendo una diversa priorità e quindi un diritto, come se l'ambiente di montagna permettesse di scegliere o ci si potesse basare sulla cortesia di persone che la frequentano solo di striscio.

​Pensiamo poi alle nuove proposte di chiudere a chiave e far pagare i bivacchi: un controsenso evidente per strutture d'emergenza, ma anche qui si nota quel sottile gioco di equilibrio necessario a giustificare la costruzione di qualcosa di nuovo in un ambiente che dovrebbe rimanere integro. E, contemporaneamente, ad accontentare il nuovo turismo in quota: quello che conta, quello che porta pubblicità, lustro e soddisfazioni.

​Personalmente penso che non sarebbe male se il CAI destinasse all'ecocentro la maggior parte di queste strutture e non venisse costruito più nulla di nuovo. Ma aggiungo anche che, in fondo, me ne sbatto di come andrà a finire: se vado a dormire in bivacco me lo scelgo con cura oppure dormo fuori, dove è più comodo, tanto tenda, materassino e sacco a pelo ormai pesano sempre meno. Però è interessante e persino divertente osservare e vivere questo cambiamento.
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Luca A.
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Re: Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da Luca A. »

Condivido questa tua ampia e articolata riflessione.
Introduco anche un ulteriore dubbio: è vero che oggi è cambiato il modo di andare in montagna ed è cambiato ancora di più il Soccorso Alpino.
Però in certe situazioni (es. temporale estivo violento... non sempre prevedibile!) avere o NON avere un bivacco vicino può fare la differenza; penso a certe traversate lunghe e discretamente impegnative (Sentiero Roma...) dove le tappe tra un rifugio e l'altro sono lunghe e avere un bivacco a metà tappa può essere veramente importante in caso di problemi gravi.
Ricordo anche (parlo di 40 anni fa!!) un drammatico evento sulla spalla del Cimon della Pala con una famiglia tedesca sterminata per metà da un improvviso temporale estivo con tormenta di neve, grandine e crollo della temperatura sotto zero: un ragazzino e un adulto salvi solo perchè avevano visto e raggiunto il bivacco pur nella tormenta con visibilità zero, i due genitori del ragazzino morti assiderati. Se anche fossero esistiti i telefonini, nessun elicottero sarebbe potuto decollare e nessuna squadra di soccorso sarebbe potuta arrivare a piedi in tempo a salvarli. (NOTA: è' lo stesso bivacco oggi sostituito da uno "da archistar" e diventato mèta di sconsiderati youtuber che poi un giorno sì e uno no fanno intervenire l'elicottero del soccorso come se fosse un taxi).

La mia soluzione ideale (e ovviamente improponibile e fantasiosa) è diversa dalla tua: sarebbe che i bivacchi non devono essere rimossi, però devono rimanere dei brutti, scomodi, puzzolenti ricoveri di emergenza, dove uno non andrebbe mai a passare la notte per divertimento ma solo con un po' di ribrezzo per salvarsi la pellaccia (diciamo come la Vallot??)
"Quando saremo vecchi,
mi guiderai ai nostri antichi attacchi
e staremo lì a guardare in su".

(Dino Buzzati)
Davide
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Re: Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da Davide »

Non ho molto da aggiungere a quanto detto da giangi, se non che si potrebbe mantenere qualche raro bivacco "storico", di difficile accesso, e realmente utile agli alpinisti (Valdo, Tomè, Pala di san Martino, e pochi altri), rigorosamente nel modello a botte e dotati dell'essenziale.
giangi4
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Re: Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da giangi4 »

Infatti io non sarei per eliminarli tutti, alcuni hanno ancora una funzione, e sono daccordo sul discorso di tornare al vecchio modello, anche di nuova concezione ma con l'idea di essere solo luogo di emergenza e non di attrazione turistica.
Si fa pourparler naturalmento perché le sezioni CAI non hanno nessuna intenzione di rinunciare al possesso dei propri bivacchi, sono un simbolo di possesso della montagna e di esistenza secondo me, in questo senso il caso del bivacco valdo è esemplare, la sezione che lo possiede non l'ha mai curato, negli anni l'ha lasciato andare, quando una associazione locale ne ha proposto la cessione, non hanno rinunciato alla proprietà ma l'hanno dato in gestione.
Oppure mi viene in mente il bivacco Piovan che versava in stato di abbandono, doveva essere eliminato e invece mi risulta risistemato.
Sul discorso emergenza e salvataggi del passato sono parecchio dubbioso, primo perché il modo di andare in montagna è cambiato e non si possono guardare gli incidenti del passato, e secondo perché per essere sicuri dovremmo mettere un bivacco per ogni sentiero o area principale. Io penso invece vadano calibrati guardando se effettivamente servono lì.
Il nuovo sulla pala di san martino ha già visto parecchi interventi del soccorso, quanto la sicurezza di un bivacco spinge le persone a provarci lo stesso sapendo che esiste un punto di appoggio?
Il nuovo bivacco sul pelmo serve per le emergenze? E anche in questo caso, quanti partiranno con le ore contate sapendo di aver un punto di sicurezza se non ce la facessero?
kala
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Re: Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da kala »

Sto progettando un trekking, in posti belli e non molto frequentati a cui sono legato. Una volta avrei semplicemente scelto i bivacchi giusti e basta. Ora la cosa sta diventando un problema: strutture ormai fatiscenti - da una parte - strutture troppo tirate a lucido e pubblicizzate, dall'altra. Il rischio di trovarne alcuni presi d'assalto è concreta. E - sorpresa - per uno dovrei addirittura fare una prenotazione, a pagamento. Non so. La soluzione non è semplice, non parliamo solo di mutata sensibilità ma anche di numeri puri, sta arrivando in montagna molta più gente e che vogliamo o meno questa è la situazione. Toglierli? Quanti, tutti? Finché ce ne saranno, tutti saranno a rischio di essere "scoperti" e abusati. Non vedo onestamente grandi soluzioni. Una volta dicevo "via prima possibile tutte( o quasi) le botticelle, appena vanno per età, ripristiniamo invece le casere prima che ci cadano in testa". Che è comunque una cosa ancor oggi auspicabile. Ma non risolve questo nuovo problema di fondo, cioè l'assalto ignorante.
alessandro
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Re: Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da alessandro »

Anch'io sono arrivato alla conclusione che ci sia molta più gente in montagna rispetto, anche solo, 10 anni fa, che si concentra, tuttavia, sempre più o meno nei soliti posti.

Weekend scorso, per dire, non si riusciva a trovare parcheggio al Duran. Però su di una cima escursionistica, un po' fuori dai soliti itinerari, eravamo in due coppie e il resto?

Casere e bivacchi (chi si ricorda di quel mitico sito?) sono diventati una meta molto sponsorizzata ed in questo, penso, i social abbiano fatto la loro parte (tornando al punto iniziale: sono sempre più frequentati). Se utilizzati in traversate, spesso si corre il rischio di trovarli occupati già dal primo pomeriggio (cosa successa l'anno scorso in Lagorai) e quel punto tanto vale dormire fuori (e, di conseguenza, nemmeno considerali nella pianificazione). Personalmente cerco di passarci la notte scegliendo giorni feriali, evitando accuratamente i venerdì e sabati sera (che d'estate si riesce anche, ferie permettendo, ma in autunno?).

Soluzioni non ne ho, vietare mi sembra sempre poco intelligente ed inoltre la tendenza sembra essere quella di aumentare -mai diminuire- la pressione antropica sulle terre alte quindi non se ne esce nel breve periodo.

Il rischio comunque vale sempre la pena correrlo: ultimo sabato di luglio, l'anno scorso, al bivacco della pace, arrivati alle 19 dopo una traversata infinita, con tanto di errori di valutazione del percorso, nessuno se non noi due. La sera prima, venerdì, erano in 15 a dormire, dalle firme sul libretto :mrgreen:
giangi4
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Re: Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da giangi4 »

Penso che la pressione costante sia su quelli pubblicizzati dagli youtuber, neanche provarci in estate.
Gli altri dipende da quanto sono distanti dal fondovalle, si rischia di trovarli pieni di gente che sta passando, come una volta, ma appunto il numero negli ultimi anni è cresciuto e quindi il rischio è maggiore.
Io in generale ho deciso di evitarli, al massimo scelgo quelli che so poco frequentati, anche un sentiero difficile o poco manutenuto ne limita l'affluenza...ferrate invece da evitare, portano su un sacco di gente che evidentemente in montagna non ci sa andare se non guidata da una fune.
kala
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Re: Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da kala »

Con le ferrate puoi ancora giocarti la carta dell'alba, ma nei bivacchi devi dormirci...
giangi4
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Re: Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da giangi4 »

Intendevo dire che i bivacchi posti al termine di una ferrata sono a rischio affollamento perché offrono la condizione ideale per tanta gente che in montagna non ci sa andare.
Millantano o credono di fare l'impresa e contemporaneamente vogliono un percorso scontato, in cui non ci si perde, in cui non serve pensare perché basta seguire la corda, che non presenta sorprese, ecc
È un percorso finto difficile, quello che la gente cerca in questa epoca di apparenza.
E infatti sono meta anche di molti youtuber.
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piazarol
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Re: Ma i bivacchi servono ancora?

Messaggio da piazarol »

kala ha scritto: ven lug 31, 2026 7:06 pm
giangi4 ha scritto: sab ago 01, 2026 3:47 am ...
...
per servire servono sempre e comunque...
è solo da valutare volta per volta se più per soccorso/emergenza/bisogno/appoggio
di cosa è da capire:
fisio/mentale/psico/like
'ai miei tempi' servivano anche agli enti e associazioni per accedere ai contributi

"l'abuso dell'uso del buco porta al disuso del buco"

magari l'ideale sarebbe
sicut erat in principio.

boh :shock: :roll: :!: :?:
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