Storia di una valanga
Inviato: mar set 01, 2026 3:57 pm
Da 15 anni non facevo più uscite scialpinistiche. Non sono stato lì a contarli: semplicemente corrispondono all’età di mio figlio.
Tutt’al più qualche pellatina a bordo pista, giusto per mantenere l’idea del movimento. Avevo deciso che, tra tutti i rischi (ir)ragionevoli che si corrono normalmente, era giusto eliminare il rischio di finire sotto una valanga.
Ad un certo punto però ha cominciato a maturare un’idea: in occasione dei 50 anni, mi regalo un viaggio scialpinistico in Norvegia.
Quando c’erano andati i miei amici, io ero troppo squattrinato per unirmi. Poi ho accantonato l’idea.
Complice la crisi di mezza età, mi sono deciso: adesso o mai più!
Eh, però non ho più contatti con il gruppo di amici dell’epoca. E quindi, scatta la ricerca di una guida alpina che organizzi questo tipo di viaggi.
Fast forward a marzo: arrivo alle Lofoten, in compagnia di una guida alpina e altre 5 persone (un’ottima compagnia, tra l’altro). La mia prima volta con una guida, sono curioso.
Le premesse non sono buone: le temperature sono sopra lo 0, è prevista pioggia tutta la settimana, la visibilità è scarsa quando va bene. Ma abbiamo tutti voglia di sciare, quindi si va.
Due giorni dopo: la sera, in appartamento, mentre la nostra guida era fuori, uno dei ragazzi prende e legge il suo diario:
LOFOTEN GIORNO 1
STORE KVITTIND – 700m disl
Condizioni difficilissime
1. Rialzo termico
2. Pioggia – neve a 200 m BAGNATA
3. Visibilità 0
Distacco Valanga
2 Ragazzi entrati dentro ma rimasti semi-fuori
“non devi alzare l’asticella così ogni volta”
Inutile dire che uno dei due ero io.
Il peggiore incubo di uno scialpinista si era trasformato in realtà. I giorni successivi, mentre il resto del gruppo continuava con la sua attività, io sono rimasto a valle, a passeggiare, fare foto, e riflettere – e non ho ancora finito di farlo (riflettere in tendo, ché di passeggiate in Norvegia mi sono rotto il cazzo)
Pensiero 1: La sto facendo più grande di quello che è? In effetti sono stato trascinato solo una decina di metri, e sepolto solo fino a sotto le anche. Ci ho messo un po’, ma mi sono tirato fuori da solo. Non è successo niente
Pensiero 2: cazzo, nella vita ho fatto una decina di anni di attività scialpinistica. Gite facili, medie, difficili (poche in realtà). Sempre con un gruppo di amici, dopo un corso cai. Non è mai successo nulla. La prima volta che esco con una guida alpina, appena 2 ore e PAF!
Pensiero 3: Col cazzo che la sto facendo più grande di quello che è! Sono vivo per botta di culo. La valanga si è fermata subito. Sono riuscito a rimanere in verticale, con la testa fuori dalla neve. Per scavarmi fuori le gambe mi pareva di scavare sul cemento
Pensiero 4: Proprio qui in Norvegia doveva succedere. Qui, dove Luca è morto di freddo. Quella volta abbiamo fatto una colletta per comprare un telefono satellitare da prestare a chiunque lo chiedesse. Ha salvato Stefano in Groenlandia – poi però lui se ne è andato in Nepal. Immagina se io ora fossi stato travolto e rimasto sotto… sarebbe stata l’ottima chiusura di un cerchio di merda
Pensiero 4: ho voglia di tornare a sciare. Non ho ancora capito in che modo, ma so che quest’inverno lo farò. Ho già un po’ di idee in mente, vediamo quale riesco a mettere in pratica. Ma una cosa è certa: quest’anno si tirano fuori le pelli!
Tutt’al più qualche pellatina a bordo pista, giusto per mantenere l’idea del movimento. Avevo deciso che, tra tutti i rischi (ir)ragionevoli che si corrono normalmente, era giusto eliminare il rischio di finire sotto una valanga.
Ad un certo punto però ha cominciato a maturare un’idea: in occasione dei 50 anni, mi regalo un viaggio scialpinistico in Norvegia.
Quando c’erano andati i miei amici, io ero troppo squattrinato per unirmi. Poi ho accantonato l’idea.
Complice la crisi di mezza età, mi sono deciso: adesso o mai più!
Eh, però non ho più contatti con il gruppo di amici dell’epoca. E quindi, scatta la ricerca di una guida alpina che organizzi questo tipo di viaggi.
Fast forward a marzo: arrivo alle Lofoten, in compagnia di una guida alpina e altre 5 persone (un’ottima compagnia, tra l’altro). La mia prima volta con una guida, sono curioso.
Le premesse non sono buone: le temperature sono sopra lo 0, è prevista pioggia tutta la settimana, la visibilità è scarsa quando va bene. Ma abbiamo tutti voglia di sciare, quindi si va.
Due giorni dopo: la sera, in appartamento, mentre la nostra guida era fuori, uno dei ragazzi prende e legge il suo diario:
LOFOTEN GIORNO 1
STORE KVITTIND – 700m disl
Condizioni difficilissime
1. Rialzo termico
2. Pioggia – neve a 200 m BAGNATA
3. Visibilità 0
Distacco Valanga
2 Ragazzi entrati dentro ma rimasti semi-fuori
“non devi alzare l’asticella così ogni volta”
Inutile dire che uno dei due ero io.
Il peggiore incubo di uno scialpinista si era trasformato in realtà. I giorni successivi, mentre il resto del gruppo continuava con la sua attività, io sono rimasto a valle, a passeggiare, fare foto, e riflettere – e non ho ancora finito di farlo (riflettere in tendo, ché di passeggiate in Norvegia mi sono rotto il cazzo)
Pensiero 1: La sto facendo più grande di quello che è? In effetti sono stato trascinato solo una decina di metri, e sepolto solo fino a sotto le anche. Ci ho messo un po’, ma mi sono tirato fuori da solo. Non è successo niente
Pensiero 2: cazzo, nella vita ho fatto una decina di anni di attività scialpinistica. Gite facili, medie, difficili (poche in realtà). Sempre con un gruppo di amici, dopo un corso cai. Non è mai successo nulla. La prima volta che esco con una guida alpina, appena 2 ore e PAF!
Pensiero 3: Col cazzo che la sto facendo più grande di quello che è! Sono vivo per botta di culo. La valanga si è fermata subito. Sono riuscito a rimanere in verticale, con la testa fuori dalla neve. Per scavarmi fuori le gambe mi pareva di scavare sul cemento
Pensiero 4: Proprio qui in Norvegia doveva succedere. Qui, dove Luca è morto di freddo. Quella volta abbiamo fatto una colletta per comprare un telefono satellitare da prestare a chiunque lo chiedesse. Ha salvato Stefano in Groenlandia – poi però lui se ne è andato in Nepal. Immagina se io ora fossi stato travolto e rimasto sotto… sarebbe stata l’ottima chiusura di un cerchio di merda
Pensiero 4: ho voglia di tornare a sciare. Non ho ancora capito in che modo, ma so che quest’inverno lo farò. Ho già un po’ di idee in mente, vediamo quale riesco a mettere in pratica. Ma una cosa è certa: quest’anno si tirano fuori le pelli!